Pane guttiau e frattau

Due ricette sarde famosissime a base di pane carasau.
“Guttiau” vuol dire gocciolato in dialetto. In questa ricetta semplicissima, infatti, il pane carasau viene semplicemente condito con olio e sale. Uno snack leggero e saporito.
Il pane frattau, invece, è certamente un piatto più completo. Il pane diventa una base per un sugo semplice di pomodoro sul quale viene adagiato un uovo al tegamino o in camicia per poi essere ricoperto da abbondante pecorino grattugiato. In molti non aggiungono l’uovo, ma solo pomodoro e formaggio per realizzare una specie di pizza.

Lasagne fredde di carasau

Se non avete voglia di cuocere le lasagne nel forno, provate questa versione raw (senza cottura). Basta ammorbidire per pochi secondi in acqua fredda delle sfoglie di carasau e poi sistemarle a strati in una pirofila alternandole con ricotta e pomodori conditi con olio e sale e abbondante basilico. Potete ovviamente farcire le lasagne fredde come volete, anche con verdure di stagione saltate in padella.
In inverno, o quando avete voglia di accendere il forno,  potete anche utilizzare le sfoglie di carasau al posto di quelle di pasta all’uovo e cuocere le lasagne in forno.

Insalata con carasau

Aggiungete dei pezzi di pane carasau alla vostra insalata mista per renderla più croccante e saporita. Non è necessario ammorbidirli prima in acqua perché basterà immergerli nel condimento.

Involtini di pane carasau

Un finger food molto originale e gustoso che potete realizzare con gli ingredienti che preferite. Ammorbidite delle sfoglie di carasau intere immergendole per pochi secondi in acqua fredda. Poi farcitele con una mousse di formaggio o prosciutto cotto o tonno e arrotolate le sfoglie. Lasciatele raffreddare nel frigorifero per circa due ore e poi tagliatele a fette abbastanza spesse.

Wrap di carasau

Avete presente i burritos tipici della cucina sud americana?
Con lo stesso procedimento, ma utilizzando il pane carasau ammorbidito, create questi fagottini arrotolati (wrap) mettendo all’interno quello che preferite. Noi vi suggeriamo di utilizzare dei bastoncini di verdure crude o al vapore come carote e zucchine e del formaggio fresco spalmabile.
Richiudeteli come si fa per gli involtini primavera rimboccando le estremità verso l’interno per non far fuoriuscire il ripieno e poi arrotolate l’involucro.

 

 

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Buzzati. 

Nell’interno del Tibesti una guida indigena mi domandò se per caso volevo vedere le mura della città di Anagoor, lui mi avrebbe accompagnato. Guardai la carta ma la città di Anagoor non c’era. Neppure sulle guide turistiche, che sono così ricche di particolari, vi si faceva cenno. Io dissi: «Che città è questa che sulle carte geografiche non è segnata?». Egli rispose: «È una città grande, ricchissima e potente ma sulle carte geografiche non è segnata perché il nostro Governo la ignora, o finge di ignorarla. Essa fa da sé e non obbedisce. Essa vive per conto suo e neppure i ministri del re possono entrarvi. Essa non ha commercio alcuno con altri paesi, prossimi o lontani. Essa è chiusa. Essa vive da secoli entro la cerchia delle sue solide mura. E il fatto che nessuno ne sia mai uscito non significa forse che vi si vive felici?».

«Le carte» io insistetti «non registrano nessuna città di nome Anagoor, ciò fa supporre che sia una delle tante leggende di questo paese; tutto dipende probabilmente dai miraggi che il riverbero del deserto crea, nulla di più.»
«Ci conviene partire due ore prima dell’alba» disse la guida indigena che si chiamava Magalon, come se non avesse udito. «Con la tua macchina, signore, arriveremo in vista di Anagoor verso mezzodì. Verrò a prenderti alle tre del mattino, mio signore.»
«Una città come quella che tu dici sarebbe registrata sulle carte con un doppio cerchio e il nome in tutto stampatello. Invece non trovo alcun riferimento a una città di nome Anagoor, la quale evidentemente non esiste. Alle tre sarò pronto, Magalon.»
Coi fari accesi alle tre del mattino si partì in direzione pressappoco sud sulle piste del deserto e mentre fumavo una sigaretta dopo l’altra con la speranza di scaldarmi vidi alla mia sinistra illuminarsi l’orizzonte e subito venne fuori il sole che si mise a battere il deserto finché fu tutto caldo e tremolante, tanto che si vedevano laghi e paludi intorno, in cui si riflettevano le rocce con precisione di contorni, ma di acqua non c’era in verità neanche un secchiello, soltanto sabbia e sassi incandescenti.
Ma la macchina con estrema buona volontà correva e alle 11,37 in punto Magalon che mi sedeva al fianco disse: «Ecco, signore.» E infatti vidi le mura della città che si estendevano per chilometri e chilometri, alte dai venti ai trenta metri, di colore giallastro, ininterrotte, qua e là sovrastate da torrette.
Avvicinandomi, notai che in vari punti, proprio a ridosso delle mura, c’erano degli accampamenti: tende miserabili, tende medie, tende da ricchi signori a forma di padiglione, sormontate da bandiere.
«Chi sono?» io chiesi.
E Magalon spiegò: «Sono coloro che sperano di entrare e bivaccano dinanzi alle porte».
«Ah, ci sono delle porte?»
«Ce ne sono moltissime, di grandi e di piccole, forse più di cento, ma è tanto vasto il perimetro della città che tra l’una e l’altra corre una notevole distanza.»
«E queste porte, quando le aprono?»
«Le porte non vengono aperte quasi mai. Però si dice che alcune si apriranno. Stasera, o domani, o fra tre mesi, o fra cinquant’anni, non si sa, è appunto qui il grande segreto della città di Anagoor.»
Eravamo arrivati. Ci fermammo dinanzi a una porta che sembrava di ferro massiccio. Molta gente era là in attesa. Beduini sparuti, mendicanti, donne velate, monaci, guerrieri armati fino ai denti, perfino un principe con la sua piccola corte personale. Ogni tanto qualcuno con una mazza batteva sulla porta, che rintronava.
«Battono» disse la guida «affinché quelli di Anagoor, udendo i colpi, vengano ad aprire. è infatti generale persuasione che se non si bussa nessuno mai aprirà.»
Mi venne un dubbio: «Ma è poi sicuro che di là dalle mura ci sia qualcuno? La città non potrebbe essere ormai estinta?»
Magalon sorrise: «Tutti, la prima volta che vengono qui hanno il medesimo pensiero. Io stesso sospettavo, un tempo, che dentro le mura non vivesse più nessuno. Ma c’è la prova del contrario. Certe sere, in condizioni favorevoli di luce, si possono scorgere i fumi della città che salgono diritti al cielo, come tanti incensieri. Segno che uomini vivono là dentro, e accendon fuochi, e fanno da mangiare. E poi c’è un fatto anche più dimostrativo: tempo fa una delle porte è stata aperta.»
«Quando?»
«La data, per essere sinceri, è incerta. Alcuni dicono un mese, un mese e mezzo fa, altri però ritengono il fatto molto più lontano, vecchio di due, tre, perfino quattro anni, qualcuno addirittura lo attribuisce al tempo che regnava il sultano AhmerEhrgun.»
«E quando regnò AhmerEhrgun?»
«Circa tre secoli fa… Ma tu sei molto fortunato, mio signore… Guarda. Benché sia mezzodì e l’aria bruci, ecco là dei fumi.»
Una improvvisa eccitazione, nonostante il caldo, si era propagata nell’eterogeneo accampamento. Tutti erano usciti dalle tende ed additavano due tremule spire di grigio fumo elevantisi nell’aria immota di là dal ciglio delle mura. Non capivo una parola delle concitate voci che si accavallavano. Però era evidente l’entusiasmo. Come se quei due poveri fumi fossero la cosa più meravigliosa del creato e promettessero ai riguardanti una prossima felicità. Il che mi sembrava esagerato per le seguenti ragioni:
Prima di tutto l’apparizione dei fumi non significava affatto una maggiore probabilità che quella porta si dovesse aprire e perciò non vi era motivo sensato di tripudio.
Secondo: tanto schiamazzo, se udito dall’interno delle mura, come era probabile, avrebbe, se mai, dissuaso quelli dall’aprire, anziché incoraggiarli.
Terzo: quei fumi, di per sé, non dimostravano neppure che Anagoor fosse abitata. Infatti non poteva trattarsi di un casuale incendio dovuto al sole torrido? Oppure, ipotesi assai più probabile, erano i fuochi accesi da predoni entrati per qualche pertugio segreto delle mura a saccheggiare la città morta e disabitata. «Era molto strano» io pensavo «che oltre ai fumi, nessun altro sintomo di vita fosse stato notato in Anagoor: né voci, né musiche, né ululati di cani, né sentinelle o curiosi sul ciglio delle mura, mai. Stranissimo.» Allora io dissi: «Dimmi, Magalon: quando è stata aperta la porta che tu dici, quanta gente è riuscita a entrare?». «Un uomo solo» disse Magalon.
«E gli altri? Cacciati indietro?»
«Altri non c’erano. Si trattava di una delle porte più piccole e trascurate dai pellegrini. Quel giorno non c’era nessuno ad aspettare. Verso sera giunse un viandante che bussò. Egli non sapeva che fosse la città di Anagoor, non si aspettava, entrando, niente di speciale, chiedeva solo un rifugio per la notte. Non sapeva niente di niente, era là per puro caso. Forse solo per questo gli hanno aperto.» In quanto a me, io ho aspettato quasi ventiquattro anni, accampato fuori delle mura. Ma la porta non si è aperta. E adesso me ne torno al mio paese.
I pellegrini dell’attendamento, vedendo i miei preparativi, scuotono il capo: «Eh, amico, quanta furia!» dicono. «Un minimo di pazienza, diamine! Tu pretendi troppo dalla vita.»

Non avvicinarti alla mia tomba piangendo.
Non ci sono. Non dormo lì.
Io sono come mille venti che soffiano.
Io sono come un diamante nella neve, splendente.
Io sono la luce del sole sul grano dorato.
Io sono la pioggia gentile attesa in autunno.
Quando ti svegli la mattina tranquilla, sono il canto di uno stormo di uccelli.
Io sono anche le stelle che brillano, mentre la notte cade sulla tua finestra.
Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo.
Non ci sono. Non sono morto.
Canto Navajo

INSALATA DI BARBABIETOLE ROSSE

INSALATA DI BARBABIETOLE ROSSE

http://blog.giallozafferano.it/incucinaconmary/

 

INGREDIENTI:

  • BARBABIETOLE  ROSSE
  • PREZZEMOLO
  • SALE
  • PEPE
  • ACETO
  • OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

 

PROCEDIMENTO:

(((((((((((((((((((((((STACCA LA PARTE VERDE E LAVALE BENE SOTTO L’ACQUA CORRENTE .

LESSA LE BARBABIETOLE IN ACQUA FREDDA SALATA.

(SE NON HAI TEMPO AQUISTALE GIA’ PRECOTTE E CONDISCILE COME TI SUGGERISCO).)))))))))))

QUANDO LA FORCHETTA ENTRERA’ FACILMENTE NELLA BARBABIETOLA, SARA’ COTTA.

SCOLALE, ELIMINA LA BUCCIA.

TAGLIALE A FETTE O A TOCCHETTI.

CONDISCILE CON AGLIO E PREZZEMOLO TRITATI, OLIO, ACETO, SALE E PEPE.

zucchine rotonde ripiene con bulgur

zucchine rotonde ripiene con bulgur

http://www.incucinaconcarla.it/

 

 

Dose per 4 persone

8 zucchine rotonde

100 g di bulgur

100 g di scamorza affumicata

menta fresca

aglio

olio extravergine d’oliva

sale e pepe

 

Cuocere come indicato sulla confezione in abbondante acqua salata il bulgur, scolarle e tenere da parte. Lavare le zucchine, tagliare la calotta superiore con un coltello e metterle in una pentola abbastanza capiente in modo che le contenga, coprirle con acqua, salare, portare ad ebollizione e cuocere per 10 minuti circa finché si saranno ammorbidite.

Toglierle dall’acqua, lasciare raffreddare e con l’aiuto di un cucchiaino scavarle ed estrarre la polpa e tagliarla finemente con un coltello. Mettere in una padella antiaderente due cucchiai d’olio con lo,spicchio d’aglio, unire la polpa e farla insaporire per qualche minuto, salare e pepare ed  aggiungere  il bulgur, mescolare bene, togliere dal fuoco e lasciar raffreddare ed eliminare lo spicchio d’aglio.

Tagliare a cubetti la scamorza affumicata, aggiungerla agli altri ingredienti insieme a qualche fogliolina di menta. Riempire quindi le zucchine rotonde pressando un po’ con un cucchiaio, metterle in una teglia con un foglio di carta forno, unendo anche le calotte ed infornare per 20 minuti a 200°. Lasciar intiepidire e servire versando su ognuna un filo d’olio.

pane carasau con chiodini prosciutto e scamorza

ingredienti
800 g di funghi chiodini
200 g di pane carasau
200 g di prosciutto cotto
200 g di scamorza affumicata
150 ml di brodo vegetale
1 scalogno
prezzemolo
burro
sale e pepe

Lasagne di pane carasau con chiodini prosciutto e scamorza

Pulire i funghi privandoli della parte terrosa, passarli con un panno e affettare I più grandi. Sbucciare tritare lo scalogno metterli in un tegame con 30 g di burro e farli appassire leggermente. Unire i funghi, qualche minuto, salare e pepare, versare un po’ di brodo e proseguire la cottura per 20 minuti mescolando di tanto in tanto facendo attenzione che non si asciughino troppo, nel caso aggiungere ancora un po’ di brodo. Terminare con una spolverata di prezzemolo fresco tritato.

Lasagne di pane carasau con chiodini prosciutto e scamorza

Tritare grossolanamente il prosciutto cotto e grattugiare la scamorza con una grattugia coi fori larghi. Imburrare bene una teglia da forno, passare velocemente sotto l’acqua una sfoglia di pane carasau per ammorbidirla e disporla sul fondo della teglia coprendo bene tutti gli spazi, eventualmente aggiungere altri pezzi di sfoglia bagnati.
Distribuire sul pane uno strato di funghi, uno di prosciutto ed uno di scamorza affumicata. Ripetere gli strati terminando con funghi, prosciutto e formaggio. Distribuire qualche fiocchetto di burro, coprire con un foglio di alluminio ed infornare a 200° per 20-25 minuti, dopodiché togliere l’alluminio e proseguire la cottura a 250° per qualche minuto finché la superficie risulterà dorata.

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