“UNA DONNA. L’AMORE E IL DESTINO” di Anita Laporta

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Si era imbattuta, invece,  prima in un uomo che l’aveva lasciata e, poi, in un altro che aveva sposato, credendo di mettere in pratica il suo ruolo di donna-moglie-madre.

Non era stato così.

Giorgio sicuramente l’amava, come sempre, ma non aveva capito né apprezzato  la sua dedizione.

“Le mie carni sono, ancora, sode e le mie fantasie sono, ancora, disarmanti, ma non per te a quanto pare! Tu non te ne accorgi neppure, mi ami con la mente, ma non con il corpo e a me non basta! Accidenti a te! E non mi piace quello che ho fatto… lasciarmi baciare da Francesco… un uomo, un marito ce l’ho, perché devo ritrovarmi così?”

Decise di farsi una doccia, si alzò, e, sotto l’acqua scrosciante le venne in mente di telefonare a Francesco.

 

“Forse è tornato ed ho bisogno di parlargli di lavoro” si giustificò.

Uscì dal bagno e, senza asciugarsi, sedette sul letto, decise di chiamarlo, cominciò a comporre il numero di telefono, ma non finì, abbassò la cornetta.

“Devo essere impazzita!” si disse.

Aspettò che arrivasse la signora delle pulizie, la incaricò per la cucina, quindi si vestì e andò allo studio.

Nel pomeriggio, sola nello studio di casa, mentre guardava alcune carte che portavano la firma di Francesco, le ritornò la tentazione di chiamarlo.

Lo fece.

 

“Pronto…”

Per un attimo pensò di interrompere la comunicazione, ma rispose:

“Ciao…”

Aspettò che lui continuasse.

“Ciao Anna! Sono ritornato stamattina e ti avrei chiamata nel pomeriggio. Speravo di sentirti al più presto! Come stai?”

“Bene, grazie. Ho bisogno di chiederti delle spiegazioni riguardo la delibera di un terreno…  Scusami… forse ti disturbo… Stai lavorando?”

Non sapeva come articolare la conversazione.

“Si, sono in riunione con l’assessore Barni e l’ingegner Perlini. Ti richiamo appena mi libero.”

“D’accordo. Rimango in casa. Scusami ancora! Buon lavoro.”

“Non scusarti, speravo tu lo facessi! A presto.”

Si seccò di quest’imprevisto. Scrollò le spalle e scoppiò a ridere.

“Cristo, che gli dirò?”

 

Andò in cucina.

Aprì il frigorifero, tirò fuori del salume e si preparò un panino.

Accese la radio, seguendone, distrattamente, un radiogiornale.

Papa Paolo VI, in previsione della fattibilità costituzionale della legge sul divorzio in Italia, aveva pronunciato un discorso sulla indissolubilità del matrimonio.

“Bella questa!” esclamò, alzando la sopracciglia sinistra.

Sorrise.

Intanto finì di mangiare, bevve mezzo bicchiere di vino.

 

 

Guardò l’orologio della parete, erano le diciotto; Giorgio sarebbe rientrato tra due ore, ma Francesco ancora non la chiamava.

Eleonora sarebbe ritornata a momenti, Andrea era andato a studiare a casa di un amico, Giovanni, probabilmente, con Giulia.

Incominciò a preparare la cena.

Lo squillo del telefono la fece sobbalzare, pensò a Francesco. Sentì il cuore batterle all’impazzata. Corse verso il telefono, rispose:

“Sì…”

“Mamma, ritorno con papà. C’è, anche, Giulia. Aggiungi un posto a tavola! Ti voglio bene.”

Era Giovanni.

 

“D’accordo. Mi fa piacere che porti Giulia!”

“Lo so! Saremo a casa per le otto. Ciao.”

Non ebbe il tempo di allontanarsi che sentì squillare, nuovamente, il telefono.

 

“Sì, pronto…”

“Ciao, amore! Scusami per prima, ma…”

“Credo abbia sbagliato numero, signore!”

“Anna, Sono Francesco!…”

“Si, signore, ha proprio sbagliato!”

“Non sei sola? C’è qualcuno dei tuoi?”

“Si, appunto. Mi dispiace, ricontrolli il numero. Salve.”

“Aspetta… non riagganciare… Ci vediamo domani, verrò a trovarti allo studio…”

“Mi rincresce, non credo sia possibile.”

“Perché?…”

“Senta, signore, sto poco bene e non credo che la mia gentilezza possa durare ancora per molto…”

“Non stai bene?”

“No.”

“Quindi non andrai a lavorare?”

“No.”

“Ti richiamerò domani mattina. Ti amo.”

“Buona sera.”

 

Abbassò il ricevitore e scoppiò a ridere!

“Francesco, scusami, ma non ho più avuto voglia di parlarti! Sei il mio pensiero stupendo, la risoluzione delle mie tristezze, la tentazione… ma tra un po’ ritorno mamma e moglie! Devo preparare la cena.”

E, con questo pensiero, continuò quello che stava facendo, canticchiando…

Stava cantando!

Le sembrò, davvero, un miracolo!

…Francesco… i suoi baci… la tentazione… la voglia di sentirsi femmina…

Ebbe un fremito, quasi si pentì, ma ritornò allegra.

“Al diavolo!” pensò e non seppe, neppure, chi o che cosa avesse mandato al diavolo.

Quello scherzo a Francesco l’aveva messa di buon umore.

 

 

“Povera donna, la moglie! Lo ha comprato, ma non lo ha tolto a me, a quanto pare!… Certo, lui si è messo in vendita con la figlia del dottor Ciccio come si chiamava lui!… Che se lo tenga, non vale più di dieci lire! E mi ama? Ė probabile. O forse ha la crisi esistenziale della sua età!… No, forse mi ama, davvero! Sciocco! A rileggere le sue vecchie lettere mi sembrano sincere. Sì, certo, mi ha amata, ma adesso? La sua irruenza nei miei confronti ha turbato le mie verità… Ma adesso non voglio pensarci! Sarà quel che sarà.”

Pensò, solo, di appropriarsi di quel buonumore che l’aveva fatta tremare.

Prese la tovaglia blu con il bordino verde, la stese sul tavolo. Apparecchiò.

Intanto Eleonora aprì la porta.

“Ciao, ma’!”

“Ciao tesoro. È tutto pronto. Cena con noi Giulia…”

“Sì, lo so, me lo ha detto Giovanni poco fa: ci siamo incontrati sotto lo studio di papà.”

 

 

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