LA PAROLA MADRE, NOME LUSTRALE E DESUETO

Alle madri con le mani indaffarate, che ti accarezzano con gli occhi
Alle madri leggere, passano tra le aiole senza offendere un fiore,
madri di vento nel fresco della notte, che come il vento sanno d’erba e mare
Alle madri che non sanno ballare ma conoscono il tempo
Alle madri dai cuori spaziosi per abissi d’amore
Alla madre dalle gambe veloci che aspetta i tuoi passi,
alla madre senza rime o sintassi, una madre di parche parole,
ché il pensiero od un soffio è già sconfinata presenza.
Alla madre che ha il saggio silenzio del tiglio.
Alla madre di cui tu sei figlio, due volte: venuto alla luce e rinato nel cuore.
Alla madre paziente dolore, che ti osserva levarti nel volo
Alla madre che per dovere di ruolo dice no con la testa,
ma se la guardi negli occhi, sorride d’intesa
Alle madri in attesa nel buio a segnare la rosa dei venti
Alle madri dopo la tempesta, isole mai deserte
Alle madri di terre sofferte
Sanno da sempre che le tradiremo
“Fatti vivo se puoi”, e ci accompagnano al treno

Alle madri, quaderno segreto dove passa ogni volta la vita

(Wasi Safil – Á l’épreuve du miracle)

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