Patate alle mandorle

Ingredienti
500 g di patate a pasta gialla
200 ml di acqua
1 cucchiaino abbondante di curcuma in polvere
2 cucchiai di mandorle a scaglie
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
olio extravergine
sale
Sbucciare le patate e tagliarle a fette tonde piuttosto sottili, come in foto (a mano o con la mandolina).

 

Raccoglierle in un piatto, salarle e mescolarle bene. Versare l’acqua in un tegame adatto sia per la cottura sul fornello che per il forno (io ho usato una pirofila in pirex), mettere sul fuoco e appena l’acqua sarà tiepida sciogliervi la curcuma. Distribuire le patate a strati sovrapposti pressando con il dorso di un cucchiaio affinché l’acqua possa bagnarle uniformemente. Coprire con un coperchio e far cuocere a fiamma molto dolce per circa 15 minuti. Scoperchiare durante gli ultimi minuti di cottura per far evaporare l’acqua in eccesso.

 

Nel frattempo tostare leggermente le mandorle.

 

Quando le patate saranno cotte ed avranno assorbito quasi tutta l’acqua messa sul fondo, allontanare  il tegame dal fuoco. Pulire gli schizzi sui bordi con un pezzo di carta da cucina bagnata (questo per evitare che nel successivo passaggio in forno rimangano delle macchie bruciacchiate).
Distribuire le mandorle tostate e il parmigiano grattugiato, versare un giro d’olio a filo e trasferire il tegame in forno preriscaldato a 200°C per circa 10 minuti, facendo dorare la superficie.

 

Servire le patate alle mandorle quando sono ben calde.
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Nazim Hikmet : Non vivere su questa terra come un inquilino

Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto
all’uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto
l’uomo.
Senti infondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell’uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell’inverno e dell’estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell’uomo.

In sostanza chiedevo un letargo,
un anestetico, una certezza
di essere ben nascosto.
Non chiedevo la pace del mondo,
chiedevo la mia. 
Cesare Pavese

Un sabato sera qualunque. Non esco. Dalla finestra del bagno vedo una luce accesa, la serata e’ tiepida, piacevole. Da questa parte della casa c’ e’ un pensionato per vecchiette. La mattina un centro diurno per i malati di Alzheimer. Lei abita in quel piccolo appartamento: cucinino, stanza da letto, salottino. Un balcone. E’ minuta, elegante, un viso interessante. Al suo arrivo un operaio ha ridipinto, sistemato l’ ambiente a sua misura, con cura e parsimonia. La mattina alle 6 e’ già’ sveglia; si affaccia in vestaglia, sempre sobria e ordinata: stende, cura i suoi fiori, sistema il terrazzino. Di pomeriggio legge o telefona con una voce che sfiora il silenzio. Stasera e’ tutto illuminato, la tenda nasconde l’interno. Non l’ho vista uscire ma forse sente che e’ sabato, che le serate tiepide stanno per finire e che vale la pena illuminarle, tutte. Finché’ durano . Elena Pia Boni